Con una sentenza depositata in questi giorni, la prima sezione civile del tribunale di Roma ha affermato che gli spot pubblicitari inseriti nei film mandati in onda dalle televisioni private recano danno non solo all’unitarietà e alla identità del film stesso, che viene in tal modo ridotto a veicolo pubblicitario, ma anche alla dignità artistica del suo autore. Il tribunale aggiunge nella sua sentenza che <<è del tutto giustificato ritenere che numero, frequenza e collocazione di interruzioni pubblicitarie determinano radicali frammentazioni del ritmo narrativo dei film, la disgregazione del filo unitario che ne assicura l’identità artistica e l’indubbia degradazione del contenuto ideologico ed estetico>>.
Questo scrivevano sul Corriere della Sera 20 anni fa, il 31 maggio del 1984. Considerato ciò che è oggi la Televisione mi domando quanti soldi sono stati necessari per convincere tutto il tribunale che forse la dignità del film e dell’uomo che lo guarda non sono poi così importanti…
Nel frattempo io continuo a non guardare tv…
Pino, il Terrone Innocente, sta uscendo in retromarcia da un posteggio a lisca di pesce in una zona dove ciò non è previsto; metà auto sul marciapiede, metà sull’asfalto. E’ stato costretto a posteggiare così perché non c’erano altri posti in vicinanza: ne aveva adocchiato uno circa 20 metri prima ma non gli andava farsi tutta quella strada a piedi con questo caldo.
Hanno detto